Ostia e i due serbatoi dell’acqua

Quello di via Capitan Casella, trasformato in uffici e oggi sostegno di ripetitori telefonici, non è stato l’unico serbatoio idrico a essere realizzato a Ostia.

L’unica fotografia degli anni ’30 in cui compaiono i due serbatoi idrici. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Nella nascente borgata marittima, che dal 1921 al 1936 passò dai duecento ai cinquemila abitanti, l’approvvigionamento di acqua potabile si rivelò uno dei maggiori problemi da risolvere.

La Società Acqua Pia Marcia e il Comune di Roma non ritenendo opportuno costruire un acquedotto di oltre venti chilometri per servire un quartiere con pochi residenti, obbligarono l’Ente S.M.I.R. (Sviluppo Marittimo e Industriale di Roma), fondato e presieduto dall’ingegnere Paolo Orlando, ad adottare altre soluzioni.

Ostia negli anni ’20, con la stazione completata e la chiesa di Regina Pacis in costruzione. In evidenza la posizione del primo serbatoio idrico. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Furono così scavati dei pozzi assorbenti fino al raggiungimento della falda idrica, vicino alle idrovore di bonifica. L’acqua veniva sollevata fino a un serbatoio a doppia parete collocato sulla duna più alta in un’area, oggi in gran parte edificata, tra Corso Regina Maria Pia, via Ottavio, viale del Lido e via Pietro Rosa.

Foto del 16 giugno 1927. La folla attende l’arrivo della trasvolata atlantica di Francesco De Pinedo e Carlo Del Prete con l’idrovolante. In evidenza il primo serbatoio idrico nello skyline di Ostia.
L’area oggi. In evidenza il punto dove venne realizzato il primo serbatoio idrico. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).
Gli accessi attuali all’area. Il primo a sinistra, quello in viale del Lido. A destra l’ingresso da via Ottavio. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Alla cisterna, con una capacità di duecentocinquanta metri cubi, era collegata la rete di distribuzione. Le pompe per il sollevamento dell’acqua potabile entrarono in funzione il 3 maggio del 1922.

Ma il servizio dello S.M.I.R. si dimostrò fallimentare e costoso in quanto la popolazione preferì non stipulare i contratti di fornitura e utilizzò invece l’acqua delle fontanelle pubbliche.

Il primo serbatoio idrico in costruzione. Sullo sfondo il villino “Angelini Rota” con accesso da via Ottavio, ancora oggi esistente ma che negli anni è stata oggetto di modifiche e di ampliamenti.

Nel 1925 il Governatorato di Roma ampliò l’impianto con l’intento di fornire una quantità di centro litri di acqua al giorno per ogni abitante lidense, e costruì, nel 1933, il grande serbatoio in cemento armato della capacità di mille metri cubi.

Il sistema idrico doveva garantire, in caso di guasti improvvisi, la distribuzione dell’acqua a tutte le utenze per almeno 24 ore. Il manufatto, di forma cilindrica, caratterizzato dai volumi pieni del basamento e del serbatoio sulla sommità, venne realizzato dall’Ufficio Tecnico del Governatorato di Roma, nell’area adiacente il viale delle Automobili (oggi via Capitan Casella).

Il serbatoio idrico in via Capitan Casella alla fine degli anni ’30. Poco distante dalla costruzione sono visibili le palazzine “gemelle” dell’architetto Adalberto Libera. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Attualmente la struttura, non più attiva, si presenta come un cilindro pieno dove gli spazi liberi dei montanti sono stati tamponati per ricavare gli uffici dell’Acea.

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