Le due palazzine ex E.N.A.M.

Ci sono due edifici a Ostia, uno con l’ingresso murato e la vigilanza h24 e l’altro quasi totalmente abbandonato a pochi passi dall’ex Colonia Vittorio Emanuele, sul Lungomare Paolo Toscanelli e in Largo delle Sirene.

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Veduta dei due edifici negli anni ’60

Di chi sono e chi gestisce le palazzine?

Realizzate negli anni ’60, in piena espansione urbanistica di Ostia verso ponente, sono state fino al 2010 di competenza E.N.A.M. (Ente Nazione di Assistenza Magistrale) e oggi dell’INPS.

L’ente, che aveva compiti assistenziali e previdenziali, era stato creato nel 1947 ed era riservato agli insegnanti e ai direttori didattici delle scuole elementari e delle scuole materne statali.

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Veduta dei due edifici (anno 2019)

Inoltre l’E.N.A.M. è stato proprietario di strutture di soggiorno situate in località turistiche che offrivano agli aventi diritto e ai propri familiari la fruizione di periodi di vacanza con finalità climatico-termale oltre che di formazione e aggiornamento.

Le strutture di tre e quattro piani, denominate “Casa del Maestro” prima e “Casa Vacanze” oggi, sono a Ostia, a Fiuggi, in provincia di Trento, di Teramo e di Treviso.

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Il sito dell’INPS, divenuto dal 2010 proprietario e gestore degli stabili, scrive: 

“… Le strutture ricettive sono situate in località balneari, collinari e montane. Le camere, dotate di servizi privati e con capienza da uno a cinque letti, sono pensate anche per l’accoglienza di nuclei familiari numerosi… sono tutte circondate da aree parco o giardino… è garantita agli iscritti un’ospitalità di tipo alberghiero, con quotidiana pulizia delle stanze, ristorazione in pensione completa, servizio bar, animazione – che, generalmente, comprende il benvenuto, le serate di arrivederci agli ospiti in partenza con menù speciale ed un intrattenimento musicale – veglioni e cene di gala per Pasqua, Ferragosto e Capodanno, gite ed escursioni nonché serate speciali con concerti, spettacoli, proiezione di film e giochi di società quotidiani e serali”.

L’ultima stagione del “Roma”

Considerato uno degli stabilimenti balneari più eleganti d’Europa e denominato “il salotto di Roma sul mare”, fu ufficialmente aperto il 10 Agosto del 1924. L’edificio progettato dall’architetto Giovan Battista Milani era composto da un edificio su fronte strada che ospitava la biglietteria, la sala caffè e lettura, la posta e il telefono; un pontile largo 6 metri e lungo 62 metri che collegava l’ingresso con la rotonda a mare; e dalla rotonda di due piani che ospitava al piano terra un ristorante di forma circolare di 250 coperti, e al piano superiore un altro grande ambiente coperto a cupola destinato a sala da ballo, palestra e sala convegni.

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Foto aerea del 1932

Lo stabilimento copriva una superficie di 1000 metri quadrati e i bagnanti potevano disporre di 400 cabine di diversa tipologia e dimensione, distribuite in tre settori: Il settore “spiaggia di ponente e di levante”, ai lati della struttura balneare,  che ospitava le cabine di tipo A; il settore “piazzale Viareggio” a sinistra dello stabilimento con le cabine di tipo A – B – C – D; e il “periferico” settore “piazzale Marechiaro” che ospitava le cabine di tipo E.

I bagnanti, inoltre, potevano usufruire di camerini giornalieri e di “casottini tenda”, che dal nome dello stabilimento vennero chiamati “Tende Roma”. Erano costituiti dai classici ombrelloni da mare ai quali poteva essere applicato un telo laterale a formare una cabina spogliatoio in stoffa.

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L’arenile e le “Tende Roma”

Quanto costava l’abbonamento stagionale di una cabina al “Roma”?

Da un documento storico riscontriamo che nel 1943 il costo a persona di una cabina di tipo E (denominata capanno) e ubicata nella parte di arenile più distante dalla struttura centrale “piazzale Marechiaro”, era di almeno 1.700 Lire (anticipo + saldo), che corrisponderebbe oggi a circa 540 Euro. Il “fitto” aveva una durata di 7 mesi (dal 1 aprile al 31 ottobre).

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Ricevuta di pagamento a saldo del fitto Capanno di tipo E n. 112 in data 12 Maggio 1943

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Il 1943 sarà l’ultimo anno di vita dello stabilimento “Roma”, distrutto dai nazisti nella notte tra il 12 e il 13 dicembre in difesa di un ipotetico sbarco degli alleati a Ostia.

Le rovine rimasero sull’arenile per alcuni anni e ancora oggi, dalle immagini dall’alto, è possibile intravedere le fondazioni della rotonda sommerse a pochi metri dalla spiaggia. (leggi Nel mare tra le macerie del “Roma”)

Da S.T.I.M.A. a Cineland

Caso isolato di industrializzazione ostiense, lo stabilimento nasce nel 1927 come S.T.I.M.A. (Società Trattori Italiani e Macchine Agricole Italia).

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Il nome, scelto dal duce al momento dell’inaugurazione, per volontà dell’ingegnere del Gruppo Ansaldo, Pio Perrone, venne realizzata in una zona a destinazione industriale presente nelle previsioni dei Piani Regolatori.

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L’industriale, in un periodo in cui il regime fascista aveva in programma grandi opere di bonifica, intuendo le potenzialità di un’industria specializzata in macchine agricole e confidando nello sviluppo del trasporto fluviale sul Tevere e sul potenziamento della ferrovia Roma-Lido di recente costruzione, acquistò dagli Aldobrandini il terreno.

L’edificio fu progettato dall’architetto Pietro Barbieri e si presenta con la facciata principale e i quattro ingressi rivolti verso la via del Mare e due corpi trasversali collegati da uno centrale. Le lavorazioni pesanti si svolgevano nel corpo di sinistra a tre navate e lungo 120 metri, mentre, il corpo di fabbrica settentrionale, per le lavorazioni leggere, era più corto e coperto in parte a capanna e in parte con un tetto a sheds. 

 

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Lo stile architettonico dell’edificio è classicheggiante e si riallaccia volutamente allo stile della chiesa “Regina Pacis” di Ostia, completata l’anno precedente (1926).

Le ambizioni di Perrone vennero infrante, oltre che dal mancato collegamento fluviale con Roma, dal costo elevato della corrente elettrica e del trasporto per ferrovia.

Nel 1938 l’ing. propose a Mussolini la riconversione della fabbrica per la produzione dell’acciaio, nel progetto di potenziamento della produzione bellica.

Nel 1941 la STIMA divenne Società Acciaierie Romane.

All’interno della fabbrica venne installato un forno per la produzioni di acciaio utilizzando il minerale estratto dalle sabbie di Ostia ricche di ferro (tramite la “cernitrice magnetica” inventata dall’ingegner Giovanni Liguori che separava automaticamente la sabbia dalla ferrite).

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L’industria raggiunse le 6000 unità lavorative, ma la caduta del regime e la necessità dell’esercito tedesco di contrastare i possibili sbarchi a Ostia degli alleati, la trasformarono in un magazzino bellico.

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Nel gennaio del 1952 venne costituita la Breda Meccanica Romana di Ostia (la Breda Meccanica Romana di Torre Gaia, che produceva armi, esisteva già dai tempi della guerra).

L’attività principale fu la realizzazione di carpenteria pesante e di rifacimento delle vetture della linea ferroviaria Roma-Ostia.

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L’interruzione delle commesse segnò la definitiva crisi dell’industria e la chiusura nel 1979.

Nel 1981 la Sovrintendenza Archeologica di Ostia Antica mise sotto tutela l’edificio in quanto rientrante nel progetto di un Parco Archeologico del Litorale con l’obiettivo di destinarlo a centro di raccolta dati sul territorio, scuola di formazione per il restauro archeologico e a spazio espositivo in continuità con gli Scavi di Ostia Antica.

Successivamente il Ministero dei Beni Culturali, si occupò della redazione di un progetto in cui prevedeva l’esproprio del fabbricato e il vincolo monumentale.

Nel 1988 il progetto venne abbandonato e l’edificio ristrutturato rispettandone la struttura esterna divenne “Cineland” (multiplex cinematografico).

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Quattordici sale cinematografiche, un fast food, bowling con sala giochi, sono oggi le attività ospitate dalla “vecchia” struttura architettonica.

Curiosità

Durante il periodo di abbandono la struttura diventa un set cinematografico per alcune scene di film, tra i quali “La voce della luna” di Federico Fellini.

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Il trenino che arrivava a Termini

Sono passati poco più di 90 anni da quando, il 10 Agosto del 1924, venne inaugurata ufficialmente la Roma-Lido, una ferrovia con vocazione di metropolitana che collegava Roma a un piccolo borgo marittimo di soli 119 abitanti: Ostia.

Negli anni ’30, periodo di massimo splendore per la ferrovia, si effettuavano, ogni 15 minuti e con treni composti da sette vetture, dalle 40 alle 70 corse al giorno.

La "vecchia" stazione ferroviaria di Ostia
La vecchia stazione ferroviaria di Ostia progettata dall’architetto Marcello Piacentini e gemella della stazione di Porta a San Paolo

La seconda guerra mondiale e i combattimenti a Porta San Paolo nel settembre del ’43, portarono alla limitazione del servizio fino alla sospensione. L’attività di collegamento venne ripresa solo per consentire lo sfollamento degli abitanti di Ostia.

Gli ingenti danni causati dai bombardamenti e dai sabotaggi dell’esercito tedesco misero fuori uso la sottostazione elettrica di Acilia, che alimentava l’intera linea, e dieci chilometri di doppio binario con i pali della linea aerea. Tutte le stazioni, compresa quella di Ostia, gemella di Porta San Paolo, furono pesantemente danneggiate.

Con la ricostruzione della linea ferroviaria venne abbandonata e in seguito demolita la “vecchia” stazione e arretrata provvisoriamente di 300 metri (attuale via Lucio Lepidio, alle spalle del centro sportivo).

La nuova e attuale stazione di Lido di Ostia Centro, non più capolinea, venne inaugurata il 4 giugno del 1951.

Negli anni ’60 Ostia si confermò località di villeggiatura popolare e assistette a un imponente incremento demografico dovuto allo sviluppo urbanistico dell’area di Ponente: “Nuova Ostia”. L’espansione e la nascita di nuovi quartieri coinvolsero anche le aree tra Roma e il mare. Nell’estate del 1972 fu completata la nuova fermata di Casal Bernocchi, realizzata per soddisfare le esigenze del quartiere Ina-Casa.

L’incremento dell’utenza nei giorni feriali e la vicinanza della linea ferroviaria Roma-Lido con la Metro B, nella tratta da Magliana a Piramide, portò alla nascita di un collegamento diretto Termini-Lido.

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Treno della linea Termini-Lido in partenza dalla stazione Roma Termini

Lo scambio del binario tra la linea ferroviaria e quella della Metro avveniva a Magliana.

Il rapido Termini-Lido, che per anni favorì l’utilizzo quotidiano della linea ai pendolari che si recavano a Roma per lavoro o per studio, per ridurre i tempi di viaggio saltava le stazioni di Vitinia e Tor di Valle.

L’aumentare dei passeggeri spinse la Stefer, concessionaria della ferrovia, ad acquistare nuove carrozze MR (Metropolitana di Roma), le “MR200” e le officine della Magliana rigenerarono le vecchie vetture della Roma-Lido, in uso fino a quindici anni fa.

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Treno della linea Termini-Lido alla stazione di Piramide

Dal 4 agosto del 1986, con l’avvio dei lavori di prolungamento della linea B da Termini verso Rebibbia, vennero soppressi i collegamenti diretti Termini-Lido.

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Biglietto di andata e ritorno della linea Roma Termini – Lido di Ostia C. Colombo

 

E dal 1989 fino al 1998, per consentire i lavori di restauro e ammodernamento della stazione di Porta San Paolo e della linea B della metropolitana, il capolinea della Roma-Lido arretrò alla stazione di Eur-Magliana.

Proprio in quegli anni si avviarono i lavori per la realizzazione della stazione di Lido Nord.

Tutto il resto è storia recente…

C’era una volta… il Principe

Parte dello stabilimento balneare che oggi conosciamo con il nome “Salus”, nel lontano 1924 era denominato “Kursaal”.

Dieci anni dopo prese il nome “Principe” e l’impianto, di proprietà del Sig. Raffaele Ferro, conservava in larga parte la struttura dello stabilimento originario.

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Stabilimento balneare “Principe”, sul lungomare Paolo Toscanelli, confinante a sinistra con l’Elmi e a destra con il Salus

L’edificio di ingresso era fiancheggiato da una struttura che ospitava la biglietteria e la tavola calda, e una piattaforma in cemento, sopraelevata rispetto all’arenile, veniva adibita a ristorante durante il giorno e pista da ballo la sera. Le strutture adiacenti l’ingresso contenevano le docce e i servizi igienici e le cabine erano disposte perpendicolarmente al mare e delimitavano i confini dell’impianto balneare.

Nell’immediato dopoguerra furono presentati numerosi progetti per la ricostruzione degli stabilimenti distrutti nel corso degli eventi bellici.

All’ingegnere Mario Monaco fu affidato l’incarico di progettare una soluzione unitaria nel tratto da piazza piazza dei Ravennati alla colonia Vittorio Emanuele III.

Nel 1971, dopo la cessione dello stabilimento da parte della famiglia Ferro, il “Principe” si unì al confinante impianto: “Salus”. Lo stabilimento venne denominato “ABC”.

Oggi lo conosciamo come “Salus”.

La domenica a Ostia negli anni ‘20

La popolazione non superava i duemila residenti, ma erano già state realizzate tutte quelle opere funzionali a rendere il quartiere una meta di svago.

Anche alla fine degli anni ’20 il lungomare di Ostia era lo scenario delle passeggiate domenicali dei romani.

L’ampio marciapiede del lungomare di fronte allo stabilimento balneare “Roma”. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

C’era chi arrivava in treno, scendendo in piazza della Stazione, a pochi metri dalla chiesa di Regina Pacis non completata e dal nuovo Palazzo Comunale, e chi raggiungeva il litorale in auto percorrendo la via Ostiense e, dal 1928, la via del Mare.

Piazza dei Ravennati, luogo di ritrovo delle passeggiate domenicali. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Rispetto a piazza dei Ravennati, che era uno slargo con il ristorante Belvedere e senza Pontile, il lungomare, chiamato in origine viale della Marina di Roma, si sviluppava 700 metri a levante, fino all’attuale piazzale Magellano e 300 metri a ponente, fino all’attuale via Giuliano da Sangallo.

Piazza dei Ravennati e il ristorante Belvedere prima della demolizione e ricostruzione per permettere l’allargamento della sede stradale di viale del Comitato (oggi viale della Marina). (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Aveva  una sede stradale ridotta, formata da un’ unica carreggiata a doppio senso di marcia,  e un ampio marciapiede con aiuole e palme che conduceva all’unico stabilimento in muratura di Ostia: il “Roma”.

(L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Nel 1931, il viale della Marina di Roma, dopo la sistemazione e il raddoppio della carreggiata con la realizzazione di un aiuola centrale, mutò il proprio nome in “Cristoforo Colombo” e nel dopoguerra prese l’attuale denominazione di lungomare Paolo Toscanelli.

L’espansione edilizia e balneare di Ostia verso levante portò al necessario prolungamento della strada fino al Canale dei Pescatori.

Il marciapiede e le terrazze sul lungomare Caio Duilio. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Nel 1931, solo dopo 4 mesi di lavori, venne inaugurato il lungomare Caio Duilio, con una sede stradale larga 30 metri e caratterizzata da un parapetto e le panchine in travertino.

 

 

È in corso la mostra “Ostia attraverso i suoi luoghi simbolo”

Fino al 21 Aprile | Teatro del Lido di Ostia | Via delle Sirene 22

per saperne di più: http://www.ostialove.it/ostia-attraverso-i-suoi-luoghi-simbolo/

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Ostia e i due serbatoi dell’acqua

Quello di via Capitan Casella, trasformato in uffici e oggi sostegno di ripetitori telefonici, non è stato l’unico serbatoio idrico a essere realizzato a Ostia.

L’unica fotografia degli anni ’30 in cui compaiono i due serbatoi idrici. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Nella nascente borgata marittima, che dal 1921 al 1936 passò dai duecento ai cinquemila abitanti, l’approvvigionamento di acqua potabile si rivelò uno dei maggiori problemi da risolvere.

La Società Acqua Pia Marcia e il Comune di Roma non ritenendo opportuno costruire un acquedotto di oltre venti chilometri per servire un quartiere con pochi residenti, obbligarono l’Ente S.M.I.R. (Sviluppo Marittimo e Industriale di Roma), fondato e presieduto dall’ingegnere Paolo Orlando, ad adottare altre soluzioni.

Ostia negli anni ’20, con la stazione completata e la chiesa di Regina Pacis in costruzione. In evidenza la posizione del primo serbatoio idrico. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Furono così scavati dei pozzi assorbenti fino al raggiungimento della falda idrica, vicino alle idrovore di bonifica. L’acqua veniva sollevata fino a un serbatoio a doppia parete collocato sulla duna più alta in un’area, oggi in gran parte edificata, tra Corso Regina Maria Pia, via Ottavio, viale del Lido e via Pietro Rosa.

Foto del 16 giugno 1927. La folla attende l’arrivo della trasvolata atlantica di Francesco De Pinedo e Carlo Del Prete con l’idrovolante. In evidenza il primo serbatoio idrico nello skyline di Ostia.
L’area oggi. In evidenza il punto dove venne realizzato il primo serbatoio idrico. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).
Gli accessi attuali all’area. Il primo a sinistra, quello in viale del Lido. A destra l’ingresso da via Ottavio. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Alla cisterna, con una capacità di duecentocinquanta metri cubi, era collegata la rete di distribuzione. Le pompe per il sollevamento dell’acqua potabile entrarono in funzione il 3 maggio del 1922.

Ma il servizio dello S.M.I.R. si dimostrò fallimentare e costoso in quanto la popolazione preferì non stipulare i contratti di fornitura e utilizzò invece l’acqua delle fontanelle pubbliche.

Il primo serbatoio idrico in costruzione. Sullo sfondo il villino “Angelini Rota” con accesso da via Ottavio, ancora oggi esistente ma che negli anni è stata oggetto di modifiche e di ampliamenti.

Nel 1925 il Governatorato di Roma ampliò l’impianto con l’intento di fornire una quantità di centro litri di acqua al giorno per ogni abitante lidense, e costruì, nel 1933, il grande serbatoio in cemento armato della capacità di mille metri cubi.

Il sistema idrico doveva garantire, in caso di guasti improvvisi, la distribuzione dell’acqua a tutte le utenze per almeno 24 ore. Il manufatto, di forma cilindrica, caratterizzato dai volumi pieni del basamento e del serbatoio sulla sommità, venne realizzato dall’Ufficio Tecnico del Governatorato di Roma, nell’area adiacente il viale delle Automobili (oggi via Capitan Casella).

Il serbatoio idrico in via Capitan Casella alla fine degli anni ’30. Poco distante dalla costruzione sono visibili le palazzine “gemelle” dell’architetto Adalberto Libera. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire i dettagli).

Attualmente la struttura, non più attiva, si presenta come un cilindro pieno dove gli spazi liberi dei montanti sono stati tamponati per ricavare gli uffici dell’Acea.

La palazzina rossa in viale della Marina

In viale della Marina c’è una palazzina bassa, squadrata, con l’intonaco rosso mattone e le modanature chiare.

La palazzina oggi, all’angolo tra viale della Marina e via di Santa Monica

Non è particolarmente vistosa, anzi, si mimetizza tra gli alberi non potati e sembra quasi schiacciata dai palazzi costruiti dopo gli anni ’30.

Però, quella costruzione di due piani, con un’entrata anche in via di Santa Monica, è resistita e sopravvissuta alla demolizione per l’allargamento del tracciato stradale di viale del Comitato.

Viale del Comitato (oggi viale della Marina) prima della demolizione degli edifici a destra per l’allargamento del tracciato viario. (La palazzina è indicata nella foto dalla freccia).

Quando dalla via Ostiense, la via del Mare era ancora un progetto, volevi raggiungere il mare, percorrevi una strada rettilinea (oggi viale della Marina) più stretta di quella attuale. Lungo la via incontravi e sostavi in alberghi, pensioni, ristoranti e vinerie.

L’albergo e pensione “Della Sirena” in una foto degli anni ’20 con il personale in posa all’ingresso dell’edificio.

Costruita come palazzina ad uso alberghiero, la prima attività, che ospitava negli anni ’20 gli amanti del mare, è stata la pensione “Della Sirena”.

Da qualche giorno è comparso sulla facciata il cartello “VENDESI”.

Ostia e il tiro al piccione

Considerato un sport elitario e frequentato da nobili e titolati, anche Ostia ospitò, dalla metà degli anni ’30, un campo di gara di tiro al piccione.

Il campo di gara in costruzione nell’area dell’attuale piazza Gregorio Ronca. La struttura è isolata e circondata dalle dune. Sullo sfondo le alberature presenti nell’area di Ostia Antica. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire)

Il progetto, approvato nel 1933 e realizzato ai piedi del primo cavalcavia, nell’area dell’attuale piazza Gregorio Ronca, era composto da un ingresso ad arco e da due edifici con torrette. Inoltre fu installata una tribuna in legno, disegnata dal Prof. Ferro e vistata dall’ingegnere Pozzi, che ospitava il pubblico.

Il progetto della tribuna in legno installata all’interno del campo di gara e visibile dietro l’arco nella foto precedente.

Provenivano da tutta Roma per sfidarsi e misurarsi nella velocità e nella precisione del tiro.

I poveri volatili venivano liberati dalle gabbie in un illusorio volo verso la libertà per poi essere colpiti. Il divertimento, se così si può dire, dei ragazzi era quello di andare a raccogliere a terra il volatile.

(L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire)

Il campo di gara rimase in attività fino alla fine degli anni ’40 quando, con l’arretramento della stazione di Lido Centro e il passaggio della linea ferroviaria venne demolito e sostituito dalla nuova espansione edilizia di Ostia verso l’entroterra.

La bomba sugli scavi di Ostia Antica

L’ordigno che venne sganciato, volutamente o per errore, dagli alleati e che finì al centro della strada di Via Angelo Celli non fu l’unico a colpire il territorio di Ostia. A pochi chilometri, nella zona delle campagne, ne furono lanciate altre.

I danni provocati dall’ordigno sganciato dagli aerei alleati nel Maggio del ’43 in Via Angelo Celli. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire e vedere i dettagli)

La bomba di Via Celli fece scalpore perché esplose a pochi metri dalle abitazioni. Erano le 22:00 della sera di primavera tra il 21 e il 22 maggio del 1943, Ostia non era ancora stata dichiarata ufficialmente “zona di guerra”, lo sarà un mese e mezzo dopo, il 4 luglio dello stesso anno.

L’esplosione non fece vittime e nemmeno danni ma procurò tanto spavento, formando una buca di circa dieci metri di diametro per oltre due metri di altezza.

Non è mai stato chiarito se l’ordigno fosse stato sganciato volutamente o per errore. Bisogna però considerare che a poca distanza, tra decine di civili abitazioni, alloggiava il comando tedesco.

Ma una bomba che non esplose, e che poteva distruggere parte del patrimonio archeologico di Ostia Antica, fu sganciata, a pochi metri dal teatro e lungo il decumano, nel gennaio del 1944.

Ritrovamento della bomba inesplosa negli scavi archeologici di Ostia Antica. (L’immagine è navigabile, clicca per ingrandire e vedere i dettagli)

Queste situazioni erano abbastanza frequenti se consideriamo che gli aerei alleati in ricognizione sorvolavano il litorale già dai mesi estivi del 1943 e se teniamo conto che l’area circostante agli scavi archeologici, così come l’arenile di Ostia, ospitavano bunker e opere anticarro in cemento armato tedesche.